Che bello, quando l’oncologa mi ha detto che potevo considerarmi, con prudenza, guarito dal tumore alla prostata. Avevo fatto una lunga cura con ormoni, seguita da una “interminabile” e fastidiosa serie di sedute di radioterapia e ora le analisi indicavano valori normali e stabili. Mi restava solo da fare controlli periodici, perché di certi tumori sembra che non ci si può mai fidare, a ragione li chiamano “maligni”.
Ero contento perché mi scocciava aver dovuto ritoccare un po’ la mia identità, da vecchio in buona salute, il tumore mi aveva incollato l’etichetta di vecchio sempre e ormai ammalato. Sostenuto dall’oncologa, avevo investito tempo, energie e fastidi delle cure per recuperare l’identità di vecchio sano, che mi sta meglio. Era andata bene, ce l’avevamo fatta.
La festa non è durata molto. Ai controlli si è incominciato a evidenziare una leggera ripresa del testosterone, “normale” dopo la radioterapia, mi rassicurava l’oncologa. Mi sembrava anzi che al crescere dell’ormone maschile si accompagnasse una sensazione piacevole di benessere, di forma migliore. Ma certi tumori sono proprio maligni. A un certo punto il testosterone ha cominciato a crescere velocemente, e allora controlli ravvicinati, e l’ormone che cresce sempre di più. La risonanza magnetica evidenzia un piccolo nucleo tumorale, per fortuna localizzato ancora nella prostata. È la realtà di una recidiva. Per bloccare il crescere del tumore, occorre riprendere la terapia ormonale che azzera il testosterone, responsabile di alimentare il male. Sono di nuovo un vecchio con l’antipatica etichetta di “ammalato”.
Ma si profila un’ipotesi interessante. L’oncologa suggerisce che, date le dimensioni minuscole del nucleo tumorale, si può neutralizzarlo con poche radiazioni. Si rende necessaria una nuova fastidiosa biopsia, per localizzare meglio la piccola zona da irradiare. L’esame rivela che il tumore galoppa, ha già invaso altre parti della prostata. Radioterapia annullata.
Dal suo cappello magico, l’oncologa tira fuori l’opportunità di una nuova terapia ormonale, a cui si associa un altro medicamento che agisce sulla vitalità delle cellule tumorali.
Vecchio ammalato per sempre allora? Forse sì e forse no. Dal suo cappello magico, l’oncologa tira fuori l’opportunità di una nuova terapia ormonale, a cui si associa un altro medicamento che agisce sulla vitalità delle cellule tumorali. Si possono prevedere fasi alternate di cura ormonale, cui possono seguire periodi, di durata variabile, anche di anni, di remissione del tumore. Non proprio guarito, ma neanche proprio ammalato.
Ci sto provando. La fase di cura dura nove mesi, sono al secondo per intanto. Per adesso tutto funziona bene, vivo normalmente e ho l’impressione che posso considerarmi “quasi” come un vecchio in buona salute.