Qualche giorno prima di Natale il video «La prostata enflamada» ha anticipato l’uscita di «Buen Camino». di . Tra i tanti temi, Checco Zalone accenna ai problemi alla prostata del protagonista.
Non un tumore; forse solo un ingrossamento benigno (o IPB Ipertrofia prostatica benigna).
Secondo diverse fonti (ad esempio adnkronos), il successo nelle sale del film di Zalone ha portato a un aumento del numero di uomini che hanno chiesto una visita dall’urologo; la tendenza è stata confermata anche dall’Ufficio pazienti della Società italiana di urologia (SIU).
È una buona notizia:
Parlare di prostata con un linguaggio semplice e accessibile può avere un impatto positivo sulla prevenzione. […]
Se stimolati, anche i maschi iniziano a prendersi cura della propria salute.
Tutto bene?
Non proprio perché se Zalone ha portato gli uomini dall’urologo, nello stesso tempo ha rinforzato un’impronta negativa.
In altre parole, sia pure con il linguaggio della comicità – Zalone «non racconta una malattia. Racconta una vergogna».
Per questo è utile ampliare la riflessione.
Lo facciamo riportando qui – grazie alla Newsletter di Europa Uomo Italia – il commento pubblicato (il 31 dicembre 2025) sul suo profilo Linkedin dal presidente Claudio Talmelli.
Vi invitiamo a leggerlo non senza avere messo in evidenza i messaggi che per noi più importanti:
- Parlare di prostata, salva la vita
- Tacere non ti rende più virile
- Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale che generi più prevenzione e più diagnosi precoci che contribuiscano a ridurre la sofferenza.
Caro mondo degli uomini,
nel film di Checco Zalone attualmente nelle sale, la prostata diventa il perno comico di una narrazione che insiste, strofa dopo strofa, su tre elementi ricorrenti:
– l’umiliazione fisiologica (la minzione difficoltosa, la “goccia di pipì” attesa come un evento);
– la derisione del corpo maschile che “non funziona”;
– la caricatura dell’urologo come figura sorridente mentre “si sfila il guanto”, con tanto di indice e medio evocati come gag centrale.
Il tutto condito da un messaggio martellante e finale: “Non puoi scopare”.
Sintesi brutale, ma culturalmente potentissima.Ora, fermiamoci un istante. Non per fare i censori, la comicità ha diritto di esistere ed è un valore da proteggere, ma per esercitare quel minimo di responsabilità che si addice a una società adulta. Questa canzone non racconta una malattia. Racconta una vergogna.
Non descrive un sintomo. Costruisce uno stigma. Non informa. Rafforza un silenzio.
Dal punto di vista clinico, il quadro evocato è verosimilmente quello di una ipertrofia prostatica benigna, ma il pubblico non porta a casa questa informazione. Porta a casa un’altra lezione, molto più pericolosa:
– la prostata è ridicola;
– chi ne soffre è meno uomo;
– l’urologo è un passaggio obbligato, invasivo, umiliante;
– parlarne equivale a rinunciare alla propria identità sessuale.Ecco il punto che, come associazione di pazienti e come cittadini, non possiamo ignorare.
L’ironia, quando colpisce sempre nello stesso punto, smette di essere liberatoria e diventa normalizzazione dello stigma.
Anche il ruolo dell’urologo esce profondamente svilito. Ridurlo a una mano guantata e a un sorriso complice significa cancellare decenni di progresso scientifico. Proteggere l’immagine dell’urologia non è una battaglia corporativa. È una battaglia di salute pubblica. Perché quando una specialità viene ridicolizzata, le persone la evitano. E quando la evitano, pagano il prezzo più alto. Gli uomini, continuano a nascondersi dietro la risata e a non prendersi sul serio.E qui sta il paradosso più amaro: Mentre le possibilità di cura aumentano, la narrazione pubblica spinge ancora verso il dileggio.
Mentre sappiamo che parlarne salva la vita, continuiamo a insegnare che tacere è più virile.
Questa lettera non chiede di smettere di ridere. Chiede di scegliere di che cosa ridere. Perché ridere della prostata non è neutro. È un atto culturale che produce conseguenze misurabili: meno prevenzione, più diagnosi tardive, più sofferenza evitabile.Come Europa Uomo, vogliamo che questo episodio diventi un’occasione di dibattito pubblico. Non contro qualcuno, ma per qualcosa: una nuova maturità della salute maschile.
Agli uomini, senza retorica e senza paura di dirlo chiaramente, vorrei lasciare un pensiero di fine anno. La prostata non toglie nulla alla nostra virilità.Claudio Talmelli